Se avessi 50.000 euro, avrebbe più senso aprire un franchising o avviare un’attività mia?
Cinquantamila euro non sono abbastanza per permettersi di sbagliare con leggerezza.
Sono abbastanza, però, per provare a costruire qualcosa.
Ed è proprio per questo che, davanti a una cifra del genere, la domanda non dovrebbe essere soltanto quale attività aprire. Prima ancora bisognerebbe chiedersi quanto lavoro vogliamo dedicarci per costruire da zero tutto ciò che serve perché quell’attività funzioni.
Perché aprire un’attività propria e aprire un franchising possono sembrare due modi diversi di fare la stessa cosa. In realtà partono da condizioni molto differenti.
Nel primo caso si parte dall’idea.
Nel secondo si parte da un’idea che qualcun altro ha già trasformato in un modello commerciale.
Con 50.000 euro, questa differenza può diventare molto importante.
Cinquantamila euro possono finire molto velocemente
Quando si immagina di aprire un’attività propria, è facile pensare soprattutto a ciò che si vuole vendere.
Un negozio, un servizio, un laboratorio, un piccolo locale.
Poi arrivano le spese.
Il locale da trovare e sistemare. L’insegna. Gli arredi. Le attrezzature. Il sito. La comunicazione. Il software. I fornitori. Le prime scorte. Le pratiche. Il commercialista. Il personale, se necessario.
E soprattutto una domanda alla quale non è semplice rispondere: come faccio a portare i primi clienti?
Con un’attività indipendente, gran parte del lavoro che precede l’apertura ricade sull’imprenditore.
Non è necessariamente un difetto. Per alcune persone è esattamente ciò che rende interessante fare impresa.
Ma bisogna essere consapevoli di ciò che comporta.
I 50.000 euro, in questo scenario, non servono soltanto ad aprire.
Servono anche a costruire il sistema che dovrebbe portare l’attività a generare ricavi.
Il franchising cambia il punto di partenza
Il franchising parte da una premessa diversa.
Non devi necessariamente inventare il marchio.
Non devi costruire da zero il posizionamento.
Non devi decidere autonomamente ogni elemento dell’offerta.
Non devi affrontare per la prima volta tutte le domande che si presentano quando si apre un’attività.
Una rete organizzata ha già affrontato quelle fasi.
Ha testato prodotti o servizi, costruito procedure, definito un’identità, impostato una comunicazione e sviluppato un metodo commerciale.
Questo non significa che il successo sia automatico.
Significa però che una parte del lavoro che nell’attività indipendente dovresti costruire tu può essere già presente.
E quando il capitale è di 50.000 euro, risparmiare tempo e tentativi può avere un valore economico molto concreto.
Il vero confronto non è tra libertà e franchising
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che aprire un’attività propria significhi essere liberi, mentre entrare in franchising significhi rinunciare alla propria autonomia.
È una semplificazione.
Anche un imprenditore indipendente non è completamente libero di fare qualsiasi cosa.
Deve rispettare normative, contratti con i fornitori, esigenze dei clienti, vincoli del mercato, disponibilità economiche e, soprattutto, ciò che il mercato gli permette di fare.
Il franchising introduce certamente regole.
Il marchio deve essere utilizzato secondo determinati criteri. I prodotti o i servizi possono essere stabiliti dalla rete. La comunicazione può seguire linee precise. Possono esserci fornitori, procedure e standard da rispettare.
In cambio, però, l’affiliato riceve qualcosa che un’attività indipendente deve conquistarsi da sola: un sistema già riconoscibile.
La questione diventa quindi molto meno ideologica.
Non è “voglio essere libero oppure no?”.
È: preferisco avere completa autonomia e costruire tutto, oppure accetto alcune regole per partire da una struttura già sviluppata?
Il marchio conta più di quanto sembri
Immaginiamo di aprire due attività nello stesso giorno.
La prima è completamente nuova.
Ha un nome che nessuno conosce, un’insegna che nessuno ha mai visto, un sito appena realizzato e nessuna storia alle spalle.
La seconda appartiene a una rete che esiste già e che ha già investito nella propria notorietà.
Non significa che il secondo punto vendita avrà automaticamente successo.
Ma quando una persona vede l’insegna, riconosce il settore e sa già, almeno in parte, cosa aspettarsi, l’imprenditore non deve spiegare tutto da zero.
È una differenza che può incidere soprattutto nei primi mesi.
E con un capitale limitato, i primi mesi hanno un peso enorme.
Cinquantamila euro: meglio spenderli o distribuirli?
Qui arriva forse la parte più interessante.
Con 50.000 euro non bisogna necessariamente cercare l’attività che permette di spendere tutti i 50.000 euro per l’apertura.
Bisogna cercare un modello che permetta di utilizzare il capitale nel modo più intelligente possibile.
Se l’intero budget viene assorbito da lavori, arredi e attrezzature, si rischia di arrivare all’apertura con un’attività bellissima e poca liquidità.
Un franchising ben strutturato può, in alcuni casi, consentire di conoscere in anticipo buona parte delle voci di spesa e di avere un modello più definito.
Questo rende più semplice ragionare sul capitale necessario.
Non vuol dire che ogni franchising sia adatto a 50.000 euro.
Vuol dire che la formula può essere particolarmente interessante per chi vuole evitare che una parte consistente del capitale venga consumata dalla fase di sperimentazione.
E il rischio?
Qui bisogna essere chiari: il franchising non elimina il rischio imprenditoriale.
Un punto vendita può andare male anche se il marchio è conosciuto.
Una posizione può rivelarsi sbagliata.
Il mercato locale può non rispondere come previsto.
I costi possono essere superiori alle aspettative.
Il titolare può semplicemente non essere adatto a quel modello di attività.
La differenza è un’altra.
Nel franchising una parte del rischio legato alla costruzione del modello può essere già stata affrontata dalla rete.
Nell’attività indipendente, invece, bisogna validare direttamente il proprio modello.
È un rischio che per alcuni imprenditori rappresenta un’opportunità. Per altri è un peso inutile.
Se non hai mai aperto un’attività
Qui il franchising può diventare ancora più interessante.
Non perché un principiante debba necessariamente scegliere il franchising, ma perché chi non ha esperienza deve imparare moltissime cose contemporaneamente.
Come gestire gli acquisti.
Come organizzare il personale.
Come promuoversi.
Come controllare i margini.
Come affrontare i clienti.
Come leggere i numeri.
Come organizzare il punto vendita.
Come reagire quando qualcosa non funziona.
In un’attività indipendente, gran parte di queste competenze deve essere sviluppata attraverso esperienza personale, consulenti, errori e tentativi.
Una rete in franchising può mettere a disposizione formazione, procedure e supporto.
Non sostituisce l’imprenditore.
Gli evita, però, di dover necessariamente inventare il metodo con cui lavorare.
Ma se ho un’idea molto forte?
Allora il discorso cambia.
Se hai già un prodotto, un marchio, una clientela, un posizionamento preciso o un modello commerciale che hai validato, rinunciare all’autonomia potrebbe non avere molto senso.
In quel caso i 50.000 euro potrebbero servire per sviluppare qualcosa che possiedi completamente.
Il franchising ha più senso quando il valore che cerchi non è soltanto il marchio, ma il sistema che sta dietro al marchio.
Ed è una distinzione fondamentale.
Non si entra in una rete soltanto perché il logo è conosciuto.
Si entra perché si ritiene che procedure, formazione, fornitori, marketing, assistenza e modello commerciale abbiano un valore superiore a quello che riusciremmo a costruire autonomamente con lo stesso capitale e nello stesso periodo di tempo.
Quindi cosa sceglierei con 50.000 euro?
Se avessi 50.000 euro e nessuna esperienza imprenditoriale, prenderei molto seriamente in considerazione il franchising.
Non perché sia una scorciatoia.
Piuttosto perché, con un capitale che non permette grandi margini di errore, preferirei investire una parte del denaro in un modello già testato invece di utilizzare lo stesso capitale per scoprire da solo cosa funziona e cosa no.
Cercherei però una rete con numeri comprensibili, condizioni contrattuali chiare, costi ricorrenti sostenibili e soprattutto affiliati con cui parlare.
Non mi fermerei alla presentazione commerciale.
Vorrei sapere quanto costa realmente aprire.
Quanto costa mantenere l’attività.
Quali margini sono realistici.
Quanto tempo serve mediamente per arrivare a regime.
Quale assistenza viene realmente fornita.
E soprattutto chiederei agli affiliati cosa succede dopo la firma del contratto, quando termina la fase in cui tutto sembra semplice e comincia il lavoro vero.
Perché il franchising non compra il successo.
Compra, quando la rete è seria e il modello è valido, qualcosa di molto più concreto: un punto di partenza migliore.
E con 50.000 euro, forse, è proprio questo che sceglierei di comprare.
Non la promessa di guadagnare.
Non la certezza che l’attività funzionerà.
Ma la possibilità di non dover costruire tutto da zero.
